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Tipi di rima nelle canzoni: esempi, schemi di rima ed esercizi

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Rima perfetta, assonanza, consonanza, interna e multisillabica con esempi originali, gli schemi AABB, ABAB, ABCB e AAAX e un esercizio da cantare.

Una cantautrice corregge un testo su un quaderno con una matita colorata, a una scrivania illuminata dal sole, con una chitarra acustica alle spalle

I principali tipi di rima nelle canzoni sono la rima perfetta (sera / vera), in cui coincidono tutti i suoni dalla vocale accentata in poi; la rima imperfetta (ore / enorme), che di solito è un’assonanza (stesse vocali: vento / tempo) o una consonanza (stesse consonanti: dritto / rotto); la rima interna (dentro il verso) e la rima multisillabica (più sillabe in fila: vagoni / ragioni). La rima identica (vedere / rivedere) è quella da evitare. Ogni rima ha anche una terminazione: piana (porta / conforta), la più comune in italiano, tronca (città / libertà) o sdrucciola (fragile / agile). Lo schema di rima è il disegno delle rime a fine verso: AABB (rima baciata), ABAB (rima alternata), ABCB o AAAX. Rime perfette e schemi stretti suonano risolti e prevedibili; rime imperfette e schemi larghi suonano come parlato. Tieni la rima più forte per il titolo o per l’ultimo verso del ritornello.

Tutti i testi qui sotto sono stati scritti per questo articolo. In fondo, una stessa strofa viene riscritta in tre schemi, e scegli tra le tre cantando.

TipoEsempioCosa sente l’orecchioDove funziona
Perfettasera / veraStessa vocale accentata e stessa coda: uno scattoVerso del titolo, fine del ritornello
Imperfettaore / enormeVicina, non identicaStrofe, versi colloquiali
Assonanzavento / tempoSolo le stesse vocaliNote lunghe cantate
Consonanzadritto / rottoStesse consonanti, vocale diversaVersi che non devono ancora risolvere
Internala neve che cade sulle stradeUna rima dentro il versoSlancio, strofe veloci, rap
Multisillabicavagoni / ragioniDue o più sillabe che coincidonoRap, ganci, chiuse a effetto
Identicavedere / rivedereLo stesso suono due volteQuasi mai

Rima perfetta e rima imperfetta

Una rima perfetta fa coincidere la vocale accentata e tutti i suoni che la seguono, mentre cambia quello che viene prima: sera / vera, notte / rotte, porta / conforta. È quel cambio davanti a fare di due parole una rima e non una ripetizione.

Una rima imperfetta (o quasi rima) tiene una parte di quella corrispondenza e lascia andare il resto. Dice a chi ascolta che i versi stanno insieme, senza lo scatto da filastrocca. Il pop, il cantautorato e il rap la usano di continuo. In italiano il problema è l’opposto di quello dell’inglese: le rime perfette abbondano, perché tantissime parole finiscono in -ore, -are, -ato o -ente. Amore ne ha fin troppe (cuore, dolore, fiore, ore), e proprio per questo «cuore e amore» è diventato il simbolo della rima scontata. La rima imperfetta allarga la scelta alle parole che chi ascolta non si aspetta.

Confronta due versioni dello stesso distico:

Hai tenuto la radio accesa per ore,
dicevi che il silenzio ti spezzava il cuore.

Hai tenuto la radio accesa per ore,
dicevi che in silenzio la cucina era enorme.

La prima si chiude di scatto: ore / cuore è perfetta, e «ti spezzava il cuore» potrebbe chiudere cento canzoni. La seconda rima solo sulle vocali (ore / enorme, o–e) e in cambio tiene un’immagine che appartiene a questa storia: una cucina che sembra troppo grande quando cala il silenzio. È lo scambio abituale. La rima perfetta compra uno scatto più netto; quella imperfetta compra una scelta di parole più ampia.

Assonanza e consonanza: le due metà della rima imperfetta

Quasi tutte le rime imperfette sono una di queste due.

L’assonanza fa coincidere le vocali dalla vocale accentata in poi e cambia le consonanti: mare / cane, vento / tempo, sole / nome. Nei dittonghi conta la vocale accentata: in cuore è la o, quindi cuore assona con sole (o–e). È la rima imperfetta più cantabile, perché le vocali sono quello che tieni su una nota lunga. Canta vento e tempo su note tenute: chi ascolta sente la «e» per un movimento intero e la «nt» o la «mp» per un istante, e così, cantata, l’assonanza passa spesso per una rima perfetta.

La consonanza tiene le consonanti dalla vocale accentata in poi e cambia le vocali: dritto / rotto, sale / sole, porta / parte.

Volevo dirtelo in faccia, dritto,
ma il discorso è uscito tutto rotto.

La rima stessa suona un po’ incrinata, come il verso. Usa la consonanza dove la canzone non deve ancora risolvere: la fine della prima strofa, una domanda, il verso subito prima del ritornello.

Rima interna e rima multisillabica

Una rima interna sta dentro un verso, o lega una parola a metà verso con la sua fine:

La neve che cade sulle strade deserte.

Cade / strade dà al verso uno scatto prima della fine, così corre più veloce. Mettine diverse in fila e ottieni una catena, il motore di tanto rap e di tante strofe pop veloci:

Scrivo di notte, righe corte, ore morte.

Notte, corte e morte battono tutte sulla stessa o accentata, e corte / morte è perfetta.

La rima multisillabica fa coincidere due o più sillabe in fila. Più sillabe coincidono, più la rima suona voluta:

Sera in stazione, conto i vagoni,
aspetto con calma le tue ragioni.

Vagoni / ragioni sarebbe già una rima perfetta su -oni, ma la corrispondenza parte una sillaba prima: VA-go-ni, RA-gio-ni, a–o–i in tutte e due. E stazione, dentro il primo verso, anticipa la stessa o accentata. Metti le rime interne sulle sillabe accentate, meglio se sul tempo, altrimenti nessuno le sente. Se scrivi barre su un beat, come scrivere un rap parla di flow e di dove cadono le rime nella battuta.

Rima piana, tronca e sdrucciola

Ogni rima finisce in uno di tre modi, a seconda di dove cade l’accento dell’ultima parola:

  • Piana: accento sulla penultima sillaba: porta / conforta, sera / vera. È la più comune, perché lo è quasi ogni parola italiana. La sillaba debole finale scivola dopo il tempo, quindi il verso suona aperto, come se continuasse.
  • Tronca: accento sull’ultima sillaba: città / libertà, te / me, tu / più. Cade sul tempo e suona chiusa, come un punto. Per questo la canzone italiana ne ha sempre fatto largo uso, fino a troncare le parole: «amor», «cuor», «ancor».
  • Sdrucciola: accento sulla terzultima: fragile / agile. Lascia due sillabe deboli dopo l’accento; è rara e si nota, quindi usala con misura.

Fai rimare piana con piana e tronca con tronca. Città e strada hanno la stessa vocale accentata, ma non suonano come una rima: una si ferma sull’accento, l’altra va avanti. In una canzone le piane stanno bene sui versi che portano da qualche parte; le tronche sui versi che arrivano. Se non sei sicuro di dove cade l’accento di una parola, come mettere in musica un testo mostra come sentirlo leggendo il verso ad alta voce.

Rima identica e derivativa: perché evitarle

Una rima identica ripete tutto il suono, compresa la consonante prima della vocale accentata: notte / notte. Ci va vicina la rima derivativa, tra parole della stessa radice: vedere / rivedere, torni / ritorni. L’orecchio si aspetta che una rima porti una parola nuova con un suono che combacia. Una rima identica porta il suono senza la parola nuova, e sembra che l’autore abbia finito le idee. Anche la rima equivoca, la stessa parola con due significati (porta, la porta, e porta, lui porta), ha una lunga storia nella poesia italiana, ma in una canzone di solito passa per una ripetizione: chi ascolta non vede la parola scritta.

Chiudere di proposito due versi sulla stessa parola gancio (stanotte… stanotte) è un’altra cosa: quello è un ritornello, non una rima, e sul titolo funziona. Coppie fatte come cuore / amore, sole / parole o mare / amare sono rime perfette, ma chi ascolta le completa prima che tu le canti. Lo stesso vale per le rime facili, quelle che poggiano su una desinenza grammaticale: andare / parlare, passato / lasciato, dolcemente / lentamente. Usale solo quando quella prevedibilità è proprio l’effetto che cerchi.

Schemi di rima per canzoni: AABB, ABAB, ABCB e AAAX

Uno schema di rima dà una lettera a ogni fine verso. I versi che rimano condividono la lettera, e X segna un verso che di proposito non rima. A scuola li hai incontrati con i loro nomi: AABB è la rima baciata, ABAB l’alternata (ABBA, l’incrociata, è più da sonetto che da canzone).

SchemaQuali versi rimanoChe effetto faDove si usa
AABB (baciata)1–2 e 3–4Veloce, prevedibile, rischia la cantilenaPre-ritornello, ritornello ritmato
ABAB (alternata)1–3 e 2–4Intrecciata, la soddisfazione arriva dopoStrofe che raccontano
ABCBSolo 2–4Colloquiale, la massima libertàStrofe
AAAX1–2–3, poi una rotturaAccumula pressione, poi sgancia il gancioRitornello con il titolo in fondo

Una regola spiega tutta la tabella: prima torna una rima, più veloce e prevedibile suona la sezione. Con AABB chi ascolta riceve la risposta un verso dopo; con ABCB aspetta fino al quarto. Per questo le strofe di solito rimano in modo largo e i ritornelli in modo stretto. La strofa racconta la storia e ha bisogno di spazio per le parole; il ritornello si ripete e deve atterrare. Come scrivere una strofa spiega cosa deve portare una strofa.

Una strofa, tre schemi

Ecco una strofa originale in ABCB:

La moka è fredda sul fornello,
la chiave è appesa alla porta,
rileggo il biglietto che hai scritto
cento volte, e mi conforta.

Rimano solo porta / conforta, rima perfetta e piana. I versi 1 e 3 finiscono su parole senza rima (for-NEL-lo, SCRIT-to), quindi suonano come parlato, e la rima del verso 4 arriva come una piccola conclusione.

Lo stesso pensiero in AABB:

La moka è fredda sul fornello,
rileggo il tuo biglietto
cento volte, e mi conforta:
la chiave è appesa alla porta.

Le rime tornano prima, quindi la strofa corre di più e suona più canzone che discorso. La prima coppia è un’assonanza (fornello / biglietto, e–o), che le evita l’effetto biglietto d’auguri. Il prezzo: la frase ora scavalca la fine del verso («rileggo il tuo biglietto / cento volte»), e la chiave sulla porta diventa il motivo del conforto.

E in ABAB:

La moka è fredda sul fornello,
la chiave è appesa alla porta,
rileggo il tuo biglietto
cento volte, e mi conforta.

Due coppie di rime intrecciate: ogni rima risponde a un verso di due righe prima, così la strofa tiene stretta senza il saltello della rima baciata. È la più «scritta» delle tre, e sta bene in una canzone lenta che racconta. Nessuna delle tre è quella corretta; quella giusta è quella che suona meglio cantata, ed è a questo che serve l’esercizio più sotto.

Dove mettere la rima più forte

La tua rima più forte, perfetta e cantata su una nota lunga in un tempo forte (una tronca chiude ancora di più), va dove la canzone deve atterrare: sul titolo, oppure sull’ultimo verso del ritornello. Usa rime imperfette intorno, così quella perfetta suona come un arrivo.

Scrivi prima il titolo ed elenca le sue rime prima di scrivere i versi che ci portano, così costruisci il ritornello all’indietro, partendo dall’atterraggio. Oppure usa AAAX, dove la rottura è il punto:

Niente telefonate, niente attesa,
niente scenate, nessuna pretesa,
niente preghiere, nessuna resa,
ma una luce accesa la lascio.

Tre rime perfette creano un’aspettativa, e il quarto verso la rifiuta. Quel rifiuto accende un riflettore sul titolo. Il suono della rima però c’è ancora, dentro il verso: accesa risponde ad attesa, pretesa e resa, così la rottura suona progettata, non persa. Per altre forme di ritornello, leggi come scrivere un ritornello.

Come evitare le rime forzate

Una rima è forzata quando è lei a decidere cosa dice il verso. I segnali:

  • un ordine delle parole che non useresti mai parlando («Il tuo biglietto ho letto»);
  • riempitivi aggiunti per arrivare alla rima (oh sì, ogni giorno, lo sai);
  • un’immagine scelta perché rima, non perché appartiene alla storia;
  • una coppia fatta che chi ascolta completa prima di te.

Prima:

Il tuo biglietto cento volte ho letto,
come una rondine sopra il tetto.

Il primo verso è rovesciato per mettere letto in fondo, e il secondo esiste solo per rimare: in questa storia non ci sono rondini. Tre vie d’uscita, tutte con lo stesso pensiero:

1. Usa una rima imperfetta.

Ho letto il tuo biglietto cento volte,
e non cambia l’ordine delle cose.

Volte / cose hanno le stesse vocali (o–e), e basta: il secondo verso ora dice una cosa vera, rileggere non cambia niente.

2. Tieni il pensiero e cambia lo schema. In ABCB il primo verso non ha bisogno di un compagno, quindi può restare semplice:

Ho letto il tuo biglietto cento volte,
dice ancora «torno per le tre».
Sono già passate le quattro
e lo rileggo, aspettando te.

La rima si è spostata su tre / te, dove porta la storia: il biglietto prometteva le tre, sono passate le quattro, e la rima lega l’ora promessa alla persona che non arriva.

3. Porta la rima dentro il verso.

Cento volte ho riletto il biglietto,
e non mi dice perché.

Riletto / biglietto scattano dentro il primo verso, e perché risponde con la stessa e accentata, lasciando il secondo verso libero di dire la cosa vera.

È il passo 7 della nostra guida per scrivere il testo di una canzone messo in pratica: se una rima impone un pensiero debole, tieni il pensiero e cambia lo schema.

Equilibra le sillabe tra i versi in rima

Una rima funziona quando arriva dove l’orecchio se l’aspetta, e questo dipende dal fatto che i versi in rima durino più o meno lo stesso tempo. Due versi che rimano dovrebbero avere lo stesso numero di accenti, un numero di sillabe simile (entro una o due) e lo stesso tipo di terminazione.

Ecco il verso 4 della strofa della moka prima di sistemarlo:

la chiave è appesa alla porta
e continuo a rileggere le tue parole una per una e ogni volta mi conforta

Otto sillabe contro più di venti: la rima su conforta arriva così tardi che chi ascolta ha smesso di aspettarla, e chi canta deve schiacciare il verso. La versione finale pareggia il suo compagno:

VersoSillabeAccentiTerminazione
la CHIA-ve‿è‿ap-PE-sa‿al-la POR-ta83Piana
CEN-to VOL-te‿e mi con-FOR-ta83Piana

Le sillabe sono contate con la sinalefe (l’archetto ‿ unisce le vocali che si cantano in una sillaba sola): sono due ottonari, con l’ultimo accento sulla settima sillaba. Il contatore di sillabe gratuito ti dà il conteggio verso per verso, con o senza sinalefe. Gli accenti sono un lavoro del tuo orecchio: di’ ogni verso ad alta voce e metti in maiuscolo le sillabe su cui ti appoggi.

Esercizio: una strofa, tre schemi, scelta cantando

Ci vogliono circa 20 minuti. Usa una tua strofa, oppure quella della moka qui sopra.

  1. Riscrivi la strofa in ABCB, AABB e ABAB. Tieni la storia e lascia che le parole si muovano: cambia l’ordine, sostituisci un’immagine, spezza un verso in un altro punto. Segna ogni rima imperfetta con una ~.
  2. Controlla l’equilibrio nel contatore di sillabe: versi in rima entro una o due sillabe, con lo stesso numero di accenti.
  3. Canta ogni versione sulla stessa melodia. Apri la melodia di esercizio della guida ai testi, scegli una melodia (o usa una tua registrazione) e canta sopra tutte e tre le versioni. Registrale una per una.
  4. Riascolta da ascoltatore. Quale versione suona più simile al parlato? Quale corre troppo? Dove la rima cade su una nota lunga invece che su una di passaggio?
  5. Scegli, e scrivi perché. Molti autori finiscono con ABCB per la strofa e uno schema più stretto per il ritornello. Se succede anche a te, scrivi un ritornello AAAX di quattro versi con il titolo nel quarto.

Dove entra Zoundroom

L’esercizio ti lascia con tre versioni e tre take, e per scegliere ti servono una accanto all’altra. In Zoundroom tieni la canzone come progetto e metti le tre versioni in una sola nota, una sotto l’altra. Registra ogni versione cantata dentro quella nota, proprio sotto il suo testo: l’audio viene inserito nel punto del cursore, così ogni take resta accanto alle parole che mette alla prova. Quando ti blocchi su una parola, Auralis, l’IA di Zoundroom, può suggerirti rime perfette e imperfette sotto forma di testo nella nota. Quale sta bene nella storia, o se quel verso debba rimare, resta una decisione tua. Guarda come funzionano note e testi insieme all’audio, e in cosa può aiutarti Auralis.

Domande frequenti

Il testo di una canzone deve per forza rimare?

No. Moltissime canzoni lasciano dei versi senza rima, e un verso che rompe lo schema può colpire più forte di uno che lo segue. Una canzone ha bisogno però di un disegno che l’orecchio riesca a seguire, e la rima è il modo più comune per costruirlo, insieme alla ripetizione e a versi di lunghezza regolare. Fai rimare le sezioni che devono suonare chiuse e lascia libere le altre.

Cos’è una rima imperfetta, e si può usare nelle canzoni?

Una rima imperfetta (o quasi rima) fa coincidere solo una parte del suono: di solito le vocali (ore / enorme, assonanza), a volte le consonanti (dritto / rotto, consonanza). Nella scrittura di canzoni di oggi è normale: cantata su una nota tenuta, un’assonanza è difficile da distinguere da una rima perfetta. Tieni le rime perfette per i punti che hanno bisogno dello scatto.

Qual è lo schema di rima migliore per un ritornello?

Uno stretto, come AABB, AAAA o AAAX, così le rime tornano in fretta e il ritornello suona risolto. Metti il titolo sulla rima più forte, di solito nell’ultimo verso, oppure lascia che il verso senza rima di AAAX lo metta in luce. Tieni le strofe più larghe (ABCB o ABAB), così per contrasto il ritornello suona più stretto.

Come trovo rime che non suonino forzate?

Parti dal suono, non dalla grafia. Di’ la vocale accentata della tua parola, elenca tutte le parole che ti vengono con quelle vocali, poi dividi la lista in rime perfette e imperfette. Un rimario aiuta con le rime perfette; le parole più fresche di solito stanno tra le imperfette. Scegli prima in base al significato e, se niente funziona, tieni il verso che dice quello che vuoi dire e riscrivi l’altro.